A volte le persone che ci circondano fanno vanto del proprio lavoro, raccontano aneddoti e storielle del passato legate alla propria vita professionale. Ne conosco diverse e a volte casco pure io in questo “voler parlare di sè” che spesso non interessa a chi ascolta (o prova ad ascoltare).
L’altra sera ero a cena con un gruppo ristretto di amici e tra questi ce n’era uno in particolare che non rientra nella categoria di cui parlavo sopra. E’ Massimo che ci porta sul discorso – uno spettacolo teatrale in programma per questo weekend – e quando ne parliamo Giuseppe, regista della rappresentazione, appare quasi intimidito… Così il discorso non dura molto, ma abbiam pensato bene di portarlo avanti in rete: oggi Massimo mi ha spedito per e.mail qualche informazione di più e stasera, scegliendo di non optare per la gustosa manifestazione “Brescia con gusto“, andrò a teatro al Santa Chiara nell’omonima Contrada.
Venerdì 6 e sabato 7 giugno 2008 ore 20,30
Associazione Culturale Il Burdigalense
“EPISTOLA AI GIOVANI ATTORI – PERCHE’ SIA RESA LA PAROLA ALLA PAROLA” di Oliver Py, traduzione di Carlotta Clerici, regia di Giuseppe Marchetti, video di Maurizio Pasetti. Con Aldo Engheben e Andrea Anselmini.
Riporto il comunicato ufficiale: La parola è la protagonista assoluta di questo saggio teorico e testo teatrale vivissimo di Oliver Py, costruito attorno alla figura di un vecchio poeta che spiega al giovane attore quanto sia importante che la parola ritrovi la sua forza, la sua capacità di agire, di trasformare gli uomini. E spiega al giovane amico che il compito dell’attore non è quello di far parlare il personaggio, ma quello di ascoltare il personaggio parlare.
Ci sono quindi dei presupposti filosofici che stanno alla base di questa raccomandazione. La convinzione che il linguaggio preestiste ed è indipendente da colui che lo parla, che l’uomo accede al linguaggio solo ed esclusivamente alienando la sua verità, che le parole non l’uomo, conoscono la verità di colui che le parla. Quindi se il compito dell’attore è quello di ascoltare le parole del personaggio che interpreta, se ascolta il personaggio parlare che ne facciamo del pubblico? Qual è il suo ruolo? Il teatro esiste senza pubblico? Per affrontare questi interrogativi, faremo del teatro Santa Chiara un luogo dove le parole voleranno nel vuoto della sala. Saranno parole dette da Aldo Engheben, un attore che nei suoi spettacoli, per esaltare lo statuto di verità della parola ha sottratto dalla scena persino la sua presenza.
“Il testo ha debuttato in Italia, in forma di mise en espace, nell’ambito del festival Trameduatore 2004 ideato da Outis – Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea al Piccolo Teatro di Milano“.
Commenti recenti